Un percorso per la formazione della figura dell'eco-allestitore tenuto da ricercatori e professionisti.
Una "controstoria" dell'esporre che analizza e rilegge gli allestimenti in ottica di sostenibilità.
Gli aggiornamenti sulle ricerche attualmente svolte da aziende, enti, progettisti e ricercatori dell'exhibit.
Gli strumenti e le normative per calcolare e monitorare l'impatto di un allestimento.
Soluzioni di eco-desgin per creare allestimenti riadattabili evitando di danneggiare le componenti.
Open call, pubblicazioni scientifiche e libri: una raccolta di articoli e ricerche dal network.
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Ugo La Pietra, Aldo Jacober e Paolo Rizzato
Milano – 1969
Un’architettura per la moda
La Boutique Altre Cose, progettata da Ugo La Pietra, Aldo Jacober e Paolo Rizzato, rappresenta un innovativo esempio di integrazione tra moda, architettura e vita notturna. Situata sopra la discoteca “Bang Bang”, la prima di Milano, la boutique era accessibile tramite una capsula/ascensore inclinata, che conduceva i visitatori in una grande sala espositiva. Qui, cilindri di metacrilato trasparente sospesi al soffitto contenevano gli abiti in vendita, attivabili dai clienti tramite un quadro-comandi che permetteva di far scendere i cilindri selezionati. Questo meccanismo creava un’interazione diretta tra acquirente e merce, trasformando lo spazio e rendendo il visitatore protagonista dell’esperienza di acquisto.
Il progetto, presentato su DOMUS nel marzo del 1968, fu definito da Tommaso Trini come “un’architettura per la moda”, sottolineando la natura innovativa di questo “ambiente-strumento” che integrava effetti ottici, sonori e movimenti elettronici. Il negozio non metteva in competizione moda e arredi, ma li concepiva come un’unità che promuoveva l’evoluzione della moda e la partecipazione attiva del fruitore. Il design degli spazi era pensato per stimolare il corpo umano e proporre nuovi comportamenti, invitando i visitatori a vivere e modificare lo spazio in base alle diverse esigenze del giorno e della notte. Questa visione rifletteva l’interesse di Ugo La Pietra per il rapporto individuo-ambiente e la necessità di sperimentare modi nuovi di percepire lo spazio.
Un’analisi dei principlai materiali e delle finiture utilizzate.
L’illuminazione contribuiva a esaltare l’interazione tra i visitatori e lo spazio espositivo, creando un’atmosfera dinamica e avvolgente che si adattava ai diversi momenti della giornata, amplificando l’effetto scenografico dei cilindri in movimento.
Ricerca di Anna Leoni per il Laboratorio Exhibit Design (Prof. D.Crippa)Università Iuav di Venezia - Laurea magistrale in Design del prodotto, della comunicazione e degli interni.
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