Murano 3D: la stampa 3D al servizio della tradizione vetraria

Università Iuav di Venezia

2025

Stampi per la resilienza dei distretti veneziani

Un progetto di ricerca ibrida stampi digitali e sapere artigianale per rinnovare — senza snaturarla — la tradizione del vetro artistico muranese

Parlare oggi di vetro muranese significa confrontarsi con una tradizione fortemente radicata ma anche fragile, sospesa tra l’eredità di un sapere millenario e la necessità di ridefinire la propria identità nel presente. È in questo contesto che prende forma Murano 3D: Innovazione e sostenibilità per il vetro artistico, promosso dalla RIR Euteknos con l’Università Iuav di Venezia e l’Università di Padova, in collaborazione con alcune delle principali fornaci e aziende muranesi — tra cui Wave Murano Glass, Barovier & Toso, Lavai s.r.l., Arte di Murano e Siru s.r.l.

Il progetto nasce da una domanda precisa: come può il design contemporaneo contribuire al rinnovamento di un sapere materiale come quello del vetro? E come può l’introduzione di tecnologie digitali — in particolare la stampa 3D — rafforzare, anziché snaturare, un mestiere fondato sulla gestualità e sulla manualità del maestro vetraio? Non un progetto tecnologico in senso stretto, dunque, ma un esperimento culturale che ibrida gli strumenti della tradizione con nuovi linguaggi e materiali.

Ripensare lo stampo

Al centro della ricerca c’è lo stampo, elemento che tradizionalmente definisce il rapporto fisico tra il soffio del maestro vetraio e la materia fusa. Realizzati storicamente in legno o metallo, gli stampi hanno una durata limitata e non permettono di riprodurre geometrie complesse — un vincolo importante per l’innovazione formale.

Il team del progetto ha sviluppato una nuova generazione di stampi compositi, prodotti attraverso tecniche di stampa 3D multi-materiale e fresatura CNC. Il risultato è un sistema modulare, in cui le parti possono essere sostituite o ricombinate, consentendo una variazione morfologica controllata e una notevole riduzione degli sprechi di materiale. Dalla sperimentazione sono nati stampi ibridi, con superfici lavorate in resine composite e inserti ceramici, utilizzati per la realizzazione di lampade modulari e artefatti scultorei presentati durante la Venice Glass Week 2025.

Il metodo: Waste Driven Design applicato al processo

La metodologia sperimentata si fonda sui principi del Waste Driven Design (WDD), inteso come processo aperto e transdisciplinare che utilizza la sperimentazione materiale come strumento di conoscenza. Il punto di partenza non è stato un obiettivo tecnico, ma una condizione situata: l’incontro tra il sapere manuale dei maestri muranesi e le potenzialità di una tecnologia ancora estranea al loro orizzonte produttivo.

Come accade nel WDD, la ricerca non si è limitata a validare una soluzione tecnica, ma ha costruito un contesto di apprendimento condiviso, in cui errori e deviazioni del processo diventano parte del risultato. Il design ha agito da mediatore culturale, non sostituendosi all’artigianato ma traducendone le logiche del gesto in un linguaggio parametrico — con lo stampo che diventa così un vero e proprio dispositivo conoscitivo.

Le prove in fornace

Fin dalle prime prove, le reazioni dei materiali hanno restituito una grammatica di segni inattesi: micro-irregolarità, bolle, variazioni di lucentezza. Invece di eliminarli, il gruppo di lavoro li ha assunti come traccia visibile del processo. Ne è emerso un principio progettuale fondamentale: ogni stampo produce un linguaggio diverso, e la stessa geometria, replicata in materiali differenti o variata nelle condizioni di temperatura, restituisce superfici e forme imprevedibili. Questa imprevedibilità è diventata la cifra estetica e concettuale del progetto.

Determinante è stato anche il rapporto tra mano e utensile: la diversa risposta dei materiali compositi — più leggeri, più scivolosi, più sensibili agli shock termici — ha richiesto ai maestri vetrai di adattare i propri gesti, tempi e movimenti, portando il progetto verso la sua dimensione più viva: la tecnologia non come sostituzione, ma come dispositivo di trasformazione dei comportamenti.

Dalla collaborazione con le fornaci Wave e Siru è nata una prima serie di lampade modulari, ottenute attraverso la soffiatura in stampi composti da segmenti intercambiabili: ogni modulo assemblato produceva una variazione di curva e spessore che rendeva ogni pezzo unico pur all’interno di una logica seriale. La ricerca si è poi estesa a una serie di artefatti scultorei, in cui tensioni del vetro e rugosità del materiale stampato in 3D sono diventate elementi visivi e narrativi — alcuni prototipi lasciati incompiuti, altri lucidati, altri ancora esposti con superficie ancora ruvida.

Nell’ultima fase, l’attenzione si è spostata sulla modularità e sul riuso degli stampi stessi: parte delle strutture usate nei primi test è stata rifusa o riassemblata per generare nuove forme, confermando l’idea di un sistema produttivo reversibile e circolare.

Una sintesi pubblica: Venice Glass Week 2025

Il progetto ha trovato una sintesi pubblica nella mostra Murano 3D – Forma e sostenibilità nel vetro contemporaneo, presentata durante la Venice Glass Week 2025. Lampade, frammenti, moduli e stampi non sono stati presentati come oggetti finiti, ma come tracce di un processo in evoluzione: resti di prove, strumenti di lavoro, superfici segnate dal calore e dal tempo.

Risultati e trasferibilità

Sul piano tecnico, il progetto ha validato la fattibilità di stampi ibridi adatti ai ritmi della produzione muranese, dimostrando come la riduzione del numero di stampi e la loro riutilizzabilità possano ottimizzare tempi e risorse — un modello produttivo più sostenibile e adattabile a piccole serie o prototipi unici.

Non meno rilevante è stato l’esito sul piano della trasmissione di competenze: la sperimentazione ha attivato una forma di apprendimento reciproco tra maestri vetrai e designer, generando una comunità temporanea di pratica in cui il confine tra i ruoli si è dissolto.

Sul piano ambientale, la possibilità di progettare stampi più leggeri, con tempi di raffreddamento controllati e maggiore efficienza termica, contribuisce a ridurre il consumo di energia e materie prime; la reversibilità dei materiali utilizzati per gli stampi ne consente inoltre il riuso o il riciclo.

Conclusione

Murano 3D dimostra che la transizione tecnologica del vetro non passa per la sostituzione degli strumenti, ma per la trasformazione delle relazioni tra mano, materia e algoritmo. In un settore minacciato dalla perdita di competenze e dalla concorrenza dei prodotti industriali, il progetto mostra come la transizione digitale possa diventare occasione di rinascita artigianale — un modello che concilia innovazione, sostenibilità e identità territoriale, e che si inserisce nel più ampio quadro metodologico del Waste Driven Design sviluppato all’interno dello Spoke 3 di iNEST.

Credits

Davide Crippa — Università Iuav di Venezia
RIR Euteknos, Università Iuav di Venezia, Università di Padova
In collaborazione con Wave Murano Glass, Barovier & Toso, Lavai s.r.l., Arte di Murano, Siru s.r.l.
Daniele Rolli — Report di ricerca