Innesti/Grafting: Italian Pavilion – allestimento

Cino Zucchi

2014

Tra sperimentazione e sostenibilità

In occasione della Biennale di Architettura di Venezia del 2014, il Padiglione Italia all’Arsenale, curato da Cino Zucchi, si è presentato come un’installazione capace di coniugare memoria storica e linguaggio architettonico contemporaneo. In particolare, la sezione Expo Milano 2015: A laboratory for the environment, realizzata in collaborazione con Studio Azzurro, ha offerto una riflessione sullo spazio espositivo come luogo di sperimentazione progettuale, affrontando le sfide della sostenibilità e della trasformazione urbana.

L’installazione luminosa posta all’ingresso evocava un laboratorio in continuo divenire, in cui l’architettura si poneva come mediatore tra innovazione tecnologica e consapevolezza ecologica. L’allestimento flessibile e interattivo illustrava il percorso concettuale dietro il masterplan di Expo 2015, evidenziando il legame tra l’evento temporaneo e la sua futura evoluzione urbana.

Il tema dell’innesto, centrale nel lavoro di Zucchi, si è tradotto in una composizione capace di dialogare con il contesto storico dell’Arsenale, mettendo in relazione preesistenze e nuove stratificazioni progettuali. La scelta di elementi modulari, leggeri e riciclabili ha reso l’allestimento altamente adattabile, ispirandosi a soluzioni di exhibit design di maestri come Albini e Scarpa, e garantendo una lettura chiara e ordinata dei contenuti.

Dall’analisi di questo allestimento ho potuto approfondire il ruolo dell’architettura espositiva come strumento narrativo e sperimentale. Ho compreso l’importanza di un equilibrio tra funzionalità, estetica e sostenibilità, nonché l’efficacia di un percorso immersivo che guidi il visitatore a riflettere sul futuro delle città e sul rapporto tra architettura e ambiente.

Un altro elemento rilevante è stata la gestione sapiente dell’illuminazione, che ha combinato luce naturale e artificiale per valorizzare spazi e materiali, migliorando l’esperienza di visita. Questo mi ha portato a una maggiore consapevolezza del potenziale dell’allestimento come strumento progettuale a tutti gli effetti, capace di integrare architettura, design e comunicazione visiva per creare ambienti funzionali, evocativi e sostenibili.

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