Padiglione Montecatini – Sala delle Vernici

Achille & Pier Giacomo Castiglioni

1959

Trasparenza, colore e precisione tecnica

Nel 1959, per la XXXVII edizione della Fiera di Milano, i fratelli Pier Giacomo e Achille Castiglioni progettarono la Sala delle Vernici, uno spazio espositivo dedicato alle vernici Duco della Montecatini. L’allestimento non solo presentava i prodotti innovativi — vernici utilizzabili in ambiti diversi, dalle automobili al legno, dalle abitazioni alle navi — ma offriva anche un’area riservata agli addetti per fornire informazioni ai visitatori.

Il layout della sala era composto da sei grandi pannelli formati da quattro lastre di vetro temperato ciascuna (2×2 metri, spessore 10-12 mm), sorretti da un elegante sistema di basi e cavi in acciaio, fissati alle pareti tramite piastrine metalliche con tenditori. Questo sistema creava un allestimento di estrema leggerezza e trasparenza, esaltando i colori brillanti delle vernici esposte. L’illuminazione era affidata a sei serie di lampade catenarie da 500 watt, che accentuavano la vivacità cromatica degli oggetti e delle grafiche firmate da Max Huber.

Le superfici bianche di pareti e soffitto amplificavano la luminosità e contribuivano alla percezione di un ambiente quasi immateriale, dove i colori erano i veri protagonisti. Il percorso era fluido, agevolato da un separatore che guidava i visitatori verso l’uscita, mantenendo ordine e continuità nella fruizione.

L’analisi dei dettagli costruttivi della Sala delle Vernici mette in luce la capacità dei Castiglioni di combinare semplicità strutturale ed eleganza formale. Il sistema di supporto dei pannelli non nascondeva i giunti e le componenti tecniche, ma li integrava come parte del linguaggio espositivo. La progettazione attenta alla sicurezza, con soluzioni di fissaggio studiate per resistere alle sollecitazioni, dimostra come ogni dettaglio fosse pensato per un equilibrio perfetto tra stabilità, funzionalità e leggerezza visiva.
Questa esperienza progettuale rappresenta un esempio straordinario di come la precisione tecnica possa dialogare con l’estetica e la comunicazione, trasformando un allestimento fieristico in un vero laboratorio di sperimentazione architettonica.

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