Un percorso per la formazione della figura dell'eco-allestitore tenuto da ricercatori e professionisti.
Una "controstoria" dell'esporre che analizza e rilegge gli allestimenti in ottica di sostenibilità.
Gli aggiornamenti sulle ricerche attualmente svolte da aziende, enti, progettisti e ricercatori dell'exhibit.
Gli strumenti e le normative per calcolare e monitorare l'impatto di un allestimento.
Soluzioni di eco-desgin per creare allestimenti riadattabili evitando di danneggiare le componenti.
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Amale Andraos, Dan Wood
2006
Un percorso fluido tra i nuovi spazi pubblici
Nel 2006, la mostra The Good Life: New Public Spaces for Recreation, curata da Zoë Ryan e progettata dallo studio WORKac di Amale Andraos e Dan Wood, ha esplorato il tema della rigenerazione degli spazi pubblici attraverso 70 progetti internazionali. Organizzata all’interno del Pier 40 di New York, l’esposizione analizzava il rapporto tra architettura, urbanistica e benessere collettivo, articolandosi in cinque sezioni tematiche: The Fun City, The Healthy City, The Cultured City, The Connected City e The 24-Hour City.
L’allestimento si distingue per un elemento scenografico centrale: una fascia continua di tessuto lunga circa 90 metri, che alterna tela gialla brillante e pannelli in vinile stampato. Questa struttura fluida attraversa lo spazio espositivo, creando ambienti distinti per ciascun tema e guidando il visitatore in un percorso visivo e narrativo coerente. Il supporto della fascia è un profilo in alluminio pieghevole, comunemente utilizzato per la realizzazione di pareti curve in cartongesso. Grazie alla sua flessibilità, il profilo consente la formazione di curve morbide e avvolgenti, contribuendo a definire il carattere immersivo dell’allestimento.
Il tessuto e il profilo sono uniti tramite fascette in velcro, una soluzione che permette un montaggio rapido e reversibile, mentre la struttura è sospesa al soffitto mediante tiranti in acciaio con asole, garantendo leggerezza e stabilità. L’orlo della fascia è rifinito con tessuto riflettente, che enfatizza il segno grafico dell’installazione e ne amplifica la visibilità nello spazio.
L’uso di un elemento continuo e flessibile non solo conferisce dinamicità all’esposizione, ma riflette anche il concetto di trasformazione degli spazi urbani: il tessuto che si piega e si modella nello spazio diventa metafora della capacità adattiva della città contemporanea. L’allestimento di The Good Life dimostra come una soluzione semplice e modulare possa creare un’esperienza coinvolgente, capace di dare identità a una mostra e di valorizzare i contenuti esposti.
Ricerca TOCC – Digitale della Società Social Factory e condotta dal gruppo di lavoro Politecnico di Milano, Clister NSBVN – Sustainable Exhibit e Ideas Srl.
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